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Band: Paysage d’Hiver
Nazionalità: Svizzera
Genere: Ambient Black Metal
Label: Kunsthall Produktionen

Paysage d’Hiver non è un semplice act musicale, è un culto, uno degli ultimi alfieri di un’ estetica – quella del black metal originario – che si sta via via dissolvendo. Tutto in questo progetto è atmosfera, non solo la musica. I suoi dischi sono prodotti limitati, fatti uscire su supporti dimenticati (Das Tor è per ora uscito solo in cassetta) senza clamore, anzi senza alcun comunicato. Non c’è modo di sapere con certezza quando esce un suo disco, lo si sente nell’aria e basta (le dimissioni del papa e la neve ad Aprile sono stati ottimi indizi). Tutto questo per dire che quando ci si accinge ad ascoltare un disco di Paysage d’Hiver bisogna essere preparati a un discorso estetico e concettuale in aggiunta a quello musicale.
Il cancello (Das Tor) che giganteggia in copertina sembra essere l’unico rifugio dagli inquietanti rumori notturni che introducono e intramezzano il disco, ma in nessun luogo c’è salvezza quando il sovrapporsi di drone, urla e riff glaciali ci trascina lungo quel nero tunnel di disperazione che è la musica di Paysage d’Hiver. Tutto il disco pare una terribile battaglia senza sosta nella quale si scontrano limpidi synth e mura di rumore nerissimo, furiosi riff martellanti e immobili visioni di desolazione. Wintherr borbotta, sussurra e si squarcia la gola in urla laceranti, mentre il flusso continuo della musica lo sospinge lontano, in recessi sempre più oscuri e disturbanti.

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